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Stato dell’Attività dell’Etna nel periodo in oggetto

Dopo il 1969 l’Etna presentava modesta attività esplosiva ed effusiva localizzata al Cratere di Nord Est, consistente in lanci di sabbia e lapilli alternati a getti di scorie e brandelli lavici mentre modesti efflussi provenivano da una frattura posta alla base occidentale dello stesso cono di scorie del cratere di NE. La lava si riversava verso Nord Ovest in una prima fase e poi verso Nord, creando degli accumuli importanti. Il Cratere Centrale presentava un degassamento pulsante con sbuffi violenti di gas e vapori proveniente da una nuova bocca apertasi nel giugno del 1968 (Bocca Nuova), deboli erano invece le esalazioni del Cratere Voragine. Il vulcano era in un periodo di attività esplosivo-effusiva denominata “persistente“, terminale e subterminale di intensità modesta.

Attività nel 1970

Continuano le manifestazione esplosive al Cratere Centrale, in maniera inferiore rispetto a gennaio e nella prima decade di febbraio, poco vicino alla zona della bocca del ’68 si verificano dei crolli, in seguito ai quali si forma un’ulteriore pozzo per sprofondamento cui il fondo rimane beante (e degassante) per qualche tempo (BN Ovest). L’attività esplosiva centrale va rapidamente attenuandosi, cessa così il lancio di materiale incandescente associato ad emissione di volute di gas ad alta pressione. Ad aprile avviene un ulteriore calo dei fenomeni emissivi, e così ancora in maggio, finché l’attività si riduce in discrete e modeste emissioni di vapore e gas fino al mese di dicembre.

Al Cratere di Nord Est invece i fenomeni esplosivi ed effusivi continuano con alti e bassi per tutto gennaio, verso la metà di febbraio, proseguono le esplosioni con lancio di scorie incandescenti, con l’apertura di un’ulteriore frattura eruttiva alla base settentrionale del Cratere di NE, mentre è in esaurimento il flusso lavico dal lato occidentale. Dalla nuova frattura presso la quale si formarono piccoli Hornitos, le lave fluiscono in direzione Nord e verso Nord Est con qualche digitazione verso Est. La durata nel tempo del fenomeno ha permesso la formazione di un piccolo rilievo lavico con la caratteristica forma conica ( che spesso fenica chiamato : effusino, bocca 70 o Nordestino).

Cratere di Nord Est visto dall’Osservatorio di Pizzi Deneri nel 1970 – In primo piano l’enorme campo lavico che si sviluppa dal “Nordestino”

Questo stato del vulcano si protrae con discrete oscillazioni d’intensità fino al mese di giugno, i fenomeni hanno spesso subito delle brevi attenuazioni nel mese di luglio, a metà settembre e verso la fine di dicembre. Nuove bocce effusive sumbterminali si aprono negli ultimi mesi del 1970, tra il Cratere di NE e il Cratere Centrale, discrete quantità di lava si dirigono sia verso Nord Ovest che verso Est, ricoprendo modeste aree considerando il basso tasso di emissione.

Attività nel 1971

Nei primi mesi dell’anno non si registrano sostanziali variazioni nell’attività eruttiva, tranne una graduale e progressiva diminuzione del tasso di effusione lavica dalle bocche della base Nord del Cratere di NE, il quale pur rimanendo in attività esplosiva veniva interessato da piccoli crolli e cedimenti che ne allargavano la cavità craterica e ne riducevano l’altezza.

INIZIO DELL’ERUZIONE LATERALE DEL 1971

L’attività eruttiva laterale cominciò nel pomeriggio del 5 aprile del 1971, quando si aprirono due nuove fratture verso quota 2900 – 2950 nel così detto Piano dell’Osservatorio, che si estende dalla base sud del cono terminale. I primi apparati eruttivi caratterizzati inizialmente da una forte attività esplosiva furono due e si formarono rispettivamente alle spalle dell’edifico dell’Osservatorio Vulcanologico Etneo, quello detto occidentale che fu poi indicato come : “Principale” e poco a monte di un’antica fumato la detta “Vulcarolo”, quello orientale, che fu attivo solo per un paio di settimane.

Le lave emesse assunsero due direzioni prevalenti, una verso Sud, con l’invasione del così detto Piano del Lago, e l’altra verso Est, cioè verso la Valle del Bove. Col passare dei giorni l’attività subì delle lievi oscillazioni d’intensità con una leggera prevalenza media dell’attività effusiva, specie dopo il 17 aprile, quando cessarono del tutto i fenomeni presso l’apparato orientale. Anche le bocche esplosive vere e proprie andarono diversi mutamenti morfologici e fenomenologici. Ad un aumento di apporto magmatico fu dovuta l’apertura di una piccola frattura a Sud del con terminale presso il quale si impostarono altre bocche esplosivo/ effusive, a monte dell’apparato occidentale. Le lave emesse in maniera abbondante, specialmente dagli apparati principali, hanno totalmente stravolto la morfologia della zona invasa e diedero vita a numerose digitazioni. I fronti più avanzati raggiunsero Monte Rinatura a quota 2300 metri e quello in direzione del Vallone del Girolamo a quota 2200 metri. Un altro apparato eruttivo si formo il 4 maggio, a circa 1 km a Est dell’orlo del cratere CentraleDa questo nuovo punto di emissione venne prodotta una grande colata che si spinse in Valle del Bove (fino a Monti Centenari), mentre le altre lave interessarono ancora lo stesso settore in seguito all’apertura di nuove bocche a Nord Est il 7 maggio.

Con la migrazione dell’attività eruttiva dalla zona dell’Osservatorio all’alta Valle del Bove i fenomeni eruttivi nei pressi di Piano del Lago cessarono, finche nella notte dall’11 al 12 maggio si aprirono altre bocche (le principali del II periodo dell’eruzione laterale) precisamente a Ovest di Monte Rinatu, verso quota 1830-1800, sul versante E – NE del vulcano (Serracozzo – Cubania). Da questo punto le colate fuoriuscirono per ben 31 giorni, interessando il bosco della Cubania, invadendo l’omonimo torrente e recando gravi danni nel settore a valle.

Esse hanno ricoperto oltre un paio di centinaia di ettari di fertile terreno, distruggendo case e villini, abbattendo ponti e viadotti, colmando diverse strade provinciali e comunali e minacciando la periferia degli abitati di Fornazzo e di S. Alfio, il fronte più avanzato della colata si arrestò a quota 600 metri in prossimità proprio del paese di S. Alfio.

STATO DELL’ATTIVITÀ AI CRATERI SOMMITALI DURANTE L’ERUZIONE DEL ’71

Durante i fenomeni eruttivi laterali, presso la Voragine del Cratere Centrale continuavano la moderata attività di degassamento, mentre si affievoliva sempre di più, fino ad estinguersi, l’attività al Cratere di Nord Est. Una leggera ripresa dell’emissione dei gas si evidenziò proprio presso le bocche del Cratere Centrale negli ultimi giorni di aprile.

Verso la fine della prima metà di maggio, a quota 3000 metri ca, alla base sud orientale del Cono Terminale, si verificò uno sprofondamento (Nascita dell’apparato eruttivo di Sud Est – Cratere di Sud Est) del suolo, con emissione di gas e vapori grigiastri a volute che continuarono a sprigionarsi fino al mese di giugno. Da notare che : circa la data di formazione di questo sprofondamento si hanno notizie discordanti, in alcune relazioni sono indicate le date del 12,13 e 17 maggio, mentre in altre sono indicate le date del 18 o del 27 maggio). Rimane comunque accertato dal personale dell’Istituto di Vulcanologia di Catania, che detto sprofondamento si verificò, mentre continuava da più giorni l’emissione di lava dal vallone di Serracozzo- Cubania, cioè dopo il 12 maggio. Il 9 di giugno la nuova bocca appariva ulteriormente allargata, mentre ad est di essa si era formata un altro pozzo di 10 metri di diametro.

ATTIVITÀ’ DAL GIUGNO A DICEMBRE 1971

Non è da segnalare nessuna particolare attività dalla fine dell’eruzione, sempre deboli e modeste si mantenevano le esalazioni di gas e vapori dalle voragini del cratere centrale, mentre ancora inattivo era il Cratere di Nord Est. Una breve ripresa esplosiva si ebbe dal 19 settembre a Cratere Centrale con lancio di materiale incandescente, sabbia, ceneri e frammenti di vecchie lave. Il 26 ottobre, nella mattinata, si sprigionavano alte colonne di vapori misti a sabbia anche dal Cratere di Nord Est, il fenomeno cessò dopo qualche ora. L’andamento dei fenomeni eruttivi dal Centrale presentava alti e bassi fino alla fine dell’anno, degli aumenti si sono rilevati alla fine di ottobre verso la metà di novembre, dal 16 dicembre in poi e successivamente il 21 e il 22 dello stesso mese.

ATTIVITA’ NELL’ANNO 1972

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio si accentuò l’attività esplosiva al Cratere Centrale che perdurò senza grosse variazioni fino al 20 gennaio per poi decrescere. Altre recrudescenze si ebbero verso la metà di febbraio e nei primi di marzo, in seguito i fenomeni esplosivi si ridussero notevolmente, si aveva pertanto solo emissioni di gas e vapori misti a cenere, che proseguì nei mesi successivi. Una breve ripresa si registrò nei primi di maggio e poi ancora il 10 agosto. Alla fine di ottobre il condotto vulcanico risultava ancora saturo di magma fino alla superficie tanto da produrre esplosioni con lancio di materiale incandescente dal fondo della grande Voragine, tale attività si mantenne piuttosto variabile per tutto l’anno.

ATTIVITÀ’ NEL 1973

Nel mese di gennaio non si verificarono particolari fenomeni eruttivi, né presso il Cratere Centrale ne presso il Cratere di NE. Moderate esalazioni di gas e vapori provenivano dalle cavità a condotto aperto e da fratture presenti dentro il Cratere di NE e nelle zona circostante. Nella prima settimana di febbraio riprendevano per qualche giorno le esplosioni di materiale incandescente presso il Cratere Centrale (Voragine) con ritmo ed energia piuttosto modesti, mentre si levavano alte colonne di cenere e vapori. Seguiva un periodo di sola attività esaltava che si protraeva da diversi mesi. A fine giugno e nei primi di luglio si andavano verificando piccoli e continui crolli all’interno del Cratere Centrale. In questo periodo la colonna magmatica si era notevolmente abbassata all’interno del condotto. Nei primi di agosto si registrò una risalita di magma con ripresa dell’attività esplosiva col lancio di materiale incandescente, che diveniva sempre più intensa dal 14 al 18 agosto e dal 21 fino alla fine del mese di settembre e poi anche ad ottobre. Nei primi di novembre si assiste ad un’ulteriore ripresa, i fenomeni continuavano fino alla fine dell’anno con saltuari affievolimento e con brevi e leggere intensificazioni.

ATTIVITA’ NELL’ANNO 1974

Continua l’attività esplosiva al Cratere Centrale, localizzata sempre nel fondo della Voragine con una leggera diminuzione verso la seconda decade di gennaio, seguita sa un periodo di intensa e costante attività. Il 30 gennaio, fra le quote 1600 e 1700, nell’alta pineta di Bronte, si aprì una bocca esplosivo effusiva, da dove fuoriuscì una modesta quantità di lava, il materiale piroclastico proiettato con violenza, si accumulava attorno al centro esplosivo, formando in poco tempo un cono (detto poi M.De Fiore I), dalla base di questo la lava fluì fino alla notta del 16 – 17 febbraio con portata variabile. Poco meno di un mese dopo (11 marzo) un pò più a valle si aprì un’altra bocca esplosivo-effusiva, la cui attività si prolungò fino al 28 dello stesso mese, le lave sgorgate alla base del nuovo apparato eruttivo (denominato M. De Fiore II) raggiunsero una lunghezza di poco più di 1 km. Durante l’attività eruttiva di cui sopra, al Cratere Centrale si sono avute diverse e non molto intense manifestazioni esplosive, che hanno cos’ confermato che la colonna magmatica era comunque alta all’interno del condotto. Notevole fu anche l’attività sismica, iniziata verso la fine del mese di gennaio, fino al mese di aprile, interessando specialmente il basso versante occidentale dell’Etna.

ATTIVITA’ ERUTTIVA DEL MARZO – DICEMBRE 1974

Cessati i fenomeni eruttivi laterali, sono continuate con moderata intensità, le ormai classiche attività esalativi ed esplosive al Cratere Centrale sia presso la Voragine che alla Voragine Ovest (detta anche Bocca Nuova). Tale attività è andata gradualmente attenuandosi, da maggio in poi. Sono avvenuti anche crolli e cedimenti delle cavità verso la prima metà di luglio. Successivamente si assiste ad una risalita della colonna magmatica, tanto che a più riprese (luglio, agosto, prima decade di settembre e ottobre) furono notati bagliori notturni. Fino alla fine dell’anno l’attività esplosiva centrale si mantenne moderata. Verso la fine di settembre il Cratere di Nord Est continuava a non manifestare attività da poco più di 3 anni, si attiva riprendendo la sua attività esplosiva con violenti lanci di materiale, dapprima litico, poi incandescente che ricadendo andavano gradualmente ricostruendo l’apparato craterico che aveva subito numerosi crolli nei mesi precedenti. Alla fine della prima decade di ottobre riprende anche l’attività effusiva sub-terminale con l’emissione di una colata di lava da una frattura apertasi lungo il fianco Ovest- Nord Ovest del cono, mentre si manteneva piuttosto forte ed intensa l’attività esplosiva con il lancio di materiale grossolano incandescente. Le colate di lava invece si dirigevano sempre sull’alto versante Ovest e Nord – Ovest, sovrapponendosi e o affiancandosi le une alle altre, senza mai raggiungere larghezze importanti. Un calo dell’attività esplosiva si ha verso la fine del mese di ottobre, quando si registra qualche piccolo crollo al Cratere di Nord Est. Una leggera ripresa si ebbe in novembre, i fenomeni proseguivano con alti e bassi fino alla fine dell’anno.

ATTIVITA’ NELL’ANNO 1975

Etna – Eruzione Cratere di Nord Est 26 ottobre 1975, vista dal versante Nord Occidentale – Vincenzo Greco G.A.

Nel mese di gennaio i fenomeni eruttivi erano ancora caratterizzati da moderata attività esplosiva localizzata nel fondo della Voragine del cratere Centrale, mentre il Cratere di Nord Est era in forte attività esplosiva con il lancio di materiale incandescente, proseguiva anche l’emissione di colate di lava discretamente alimentate da una bocca effusiva posta alla base occidentale del cono. Verso la fine del mese si constatò un leggero calo dell’attività esplosiva del Cratere di NE. Nei primi di febbraio un piccolo braccio delle lave subterminali si riversò nella zona della “sella” tra il Cratere di Nord Est e il Cratere Centrale gettandosi all’interno della Voragine del Cratere Centrale stesso.

Etna – Attività esplosivo effusiva in prossimità dei Fratelli Pii 13/03/1975 – Collezione fotografica Vincenzo Greco G.A.

Verso metà febbraio, poco più a monte dei Due Pizzi o Fratelli Pii intono a quota 2600 metri si apre una nuova piccola frattura da dove fuoriesce una colata di lava discretamente alimentata che si spinge rapidamente verso Nord – Nord Ovest, mentre sulla stessa frattura si mettono in posto alcune bocche esplosive che saranno discretamente attive per qualche tempo (l’attività effusiva invece perdura fin quasi alla fine del mese di agosto, primi di settembre).

Frattura eruttiva a monte dei Fratelli Pii Gennaio del 1976 – Collezione fotografica Vincenzo Greco G.A.

 

Intanto diminuiscono fino a cessare del tutto le esplosioni e le effusioni presso il Cratere di Nord Est, mentre si notano emissioni di cenere dal Cratere Centrale dove si registrano esplosioni profonde. Nessuna notevole variazione si verifica nei mesi da marzo a luglio. In aprile si registrano esplosioni profonde anche al Cratere di Nord Est, la cui attività prosegue moderatamente nei mesi successivi, finché nella seconda decade di agosto si hanno nuove deboli emissioni di colate di lava dalla sua base Ovest – Nord Ovest, tale stato di attività esplosivo effusiva prosegue per tutto il mese.

Continuano intanto le esplosioni profonde, nella grande Voragine centrale. A settembre si hanno soltanto esplosioni di materiale incandescente al Cratere di Nord Est e solita attività profonda alla Voragine. Verso la metà del mese riprendono effusioni laviche sub-terminali, le lave si dirigono verso Punta Lucia, tale attività prosegue anche a ottobre mentre riprendono anche alla Voragine le esplosioni di materiale incandescente.

A novembre l’attività esplosivo effusiva del Cratere di Nord Est continua con andamento costante, mentre le leve si spingono sempre di più verso Nord, per poi arrestarsi del tutto. Il 29 novembre nella zona di Punta Lucia fra quota 2980 e 2900, si apre una nuova frattura eruttiva lungo la quale inizia una discreta attività esplosiva ed effusiva, da qui le lave iniziano a fluire verso Nord e Nord Ovest con varie colate che gradualmente danno vita ad una vasta copertura lavica alimentata per lungo tempo, il tutto accompagnato da attività esplosiva moderata al Cratere di Nord Est e presso la Voragine.

ATTIVITA’ NELL’ANNO 1976

In foto Vincenzo Greco Guida Alpina in prossimità del teatro eruttivo – Gennaio 1976

Nei primi mesi dell’anno non si hanno sostanziali modifiche nel quadro eruttivo delle attività terminali e sub-terminali dell’Etna, continuano in maniera moderata le esplosioni all’interno della Voragine e al Cratere di NE, così come si vanno sempre più assestando i fenomeni eruttivi alla frattura del settore di Punta Lucia, dove si inizia a sviluppare un vero e proprio cono di scorie a cui si propone di dare il nome di Monte Cumin, alla base dello stesso continua a fuoriuscire una colata discretamente alimentata. Nella seconda metà del mese di gennaio, alcuni bracci della colata tendono a spingersi verso Ovest – Nord Ovest, minacciando il vicino bosco di Maletto. Altre colate nella seconda metà di febbraio verso Nord, interessando la parte alta del territorio di Randazzo. Situazione questa che prosegue con leggere variazioni, anche nei mesi successivi, così come l’attività esplosiva presso la Voragine e il Cratere di Nord Est. Verso la fine di marzo si verifica uno sprofondamento alla base Sud Ovest del Nord Est, senza che essa portasse alla modifica delle attività ad entrambi i crateri attivi sulla sommità. Tale cavità il cui diametro era di circa 120 metri non ha presentato alcuna manifestazione eruttiva; la sua formazione è da collegare molto probabilmente con le variazioni della colonna magmatica, grazie anche al persistere dell’attività esplosivo – effusiva nell’apparato prossimale a Punta Lucia Cratere Cumin.

Nel periodo di aprile-giugno viene segnalato un calo dell’attività esplosiva del Cratere di Nord Est, che riprende poi a luglio e ad agosto, per poi cessare nuovamente a settembre. Nessuna variazione viene registrata fino alla fine dell’anno, mentre le esplosioni al Cratere Cumin vanno cessando nell’ultima settimana di dicembre.

 

A cura di : Vincenzo Greco G.V. – FONTE : Istituto Di Scienze della Terra – Sezione Vulcanologica – Dell’Università di Catania

FOTO: Collezione Fotografica – Vincenzo Greco G.A.

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